A Besano (Va), dopo l’omicidio del barista, hanno subito trovato un capro espiatorio. “Fuori gli albanesi. Cacciamo gli extra-comunitari irregolari” hanno detto in molti. Si è organizzata l’immancabile fiaccolata leghista (con ministro al seguito), si è frantumata una vetrina, si è urlato, pestato un albanese innocente, cose così, insomma. A Besano, possiamo dirlo, c’è stata una reazione “popolare” in quanto alcuni hanno deciso che il bersaglio più tangibile con cui prendersela sono “gli extracomunitari”.
Beati loro, vorrei dirgli. Hanno trovato un modo per esternare la loro rabbia. Mi sembra una degna reazione leghista (o razzista? o entrambe le cose? .. ma qual è la differenza?). Bravi i miei ultrà varesotti, cacciate i “diversi”, vivrete nel paradiso in terra!
E i taurisanesi, invece, con chi devono prendersela per questi nuovi episodi di violenza? No, i taurisanesi non sono così permalosi, non se la prendono per così poco. Lo sanno tutti ormai, il nostro problema è “generale”. Il fatto è che la nostra società è troppo violenta, la TV è eccessivamente diseducativa, la scuola è poco attenta alle problematiche giovanili, la famiglia non è adeguatamente presente, mancano i valori….. Di fronte tragedie così immani, poi, alziamo le mani. Chi può insinuarsi nella testa di un ragazzo, sapere quali sono le sue reazioni violente, incomprensibili. E’ per questo che, nonostante un forte sgomento, i taurisanesi non se la sono presa. Non siamo mica dei bigotti leghisti noi…
Ma sapete che vi dico? Tra una reazione assurda e incivile come quella di Besano e una non reazione come quella taurisanese, forse è meglio la prima! Naturalmente non chiedo alcun linciaggio verso chicchessia, non cerco un capro espiatorio. Dico di non rimanere indifferenti e reagire.
Non c’è differenza tra un morto ammazzato a Taurisano o a Besano, come non c’è differenza, nella sostanza, tra un omicidio e un suicidio. Si tratta sempre di una forma di violenza estrema (verso se stessi o verso gli altri), si tratta di un disagio (individuale o sociale) da curare. Il fatto che tutto ciò accade ovunque e comunque, non è una ragione sufficiente per rassegnarsi.
La prima cosa che mi viene in mente per urlare il nostro disappunto può essere quella di esporre la bandiera della pace fuori dai nostri balconi. Si, come contro la guerra in Irak (anche se in quella occasione può sembrare che non sia servita a niente). Sarà una sciocchezza, ma può essere il primo piccolo, molto piccolo, passo.
Antonio Scorrano